Incarnata sembra aprire un vecchio beauty case.
Dentro ci sono rossetti consumati, cipria, uno specchietto, una pochette foderata di raso e quell’odore inconfondibile dei cosmetici di una volta. Non è nostalgia pura, il profumo resta elegante, curato e molto contemporaneo.
L’iris dà subito quella sensazione soffice e polverosa tipica della cipria, mentre rosa, violetta e lampone aggiungono colore senza trasformarlo in un floreale romantico. La parte più calda arriva dopo, quando ambra, benzoino, vaniglia e suede rendono tutto più morbido e intimo.
Anatole racconta Incarnata come il ricordo di quando, da bambino, frugava nella borsa di sua madre e incontrava quel piccolo universo di rossetti, ciprie e accessori da trucco. È da lì che nasce tutta l’immaginazione del profumo.
Più che “profumare di make-up”, Incarnata ricrea l’intimità di quel gesto: aprire una borsa, trovare oggetti personali, sentire insieme polvere, tessuto, pelle e profumo.