Brioche dà subito quella sensazione di casa calda, cucina accesa e qualcosa che sta finendo di cuocere nel forno.
Non è il profumo di una pasticceria perfetta e patinata. Anatole racconta di aver immaginato una brioche paffuta, appena sfornata, con tutte quelle piccole imperfezioni che rendono speciale qualcosa fatto davvero a mano. Ed è proprio questa la parte più bella del profumo.
Il miele gli dà profondità e una dolcezza più densa, mentre le sfumature di cereali, burro e fieno lo rendono molto più materico e rustico di quanto il nome possa far pensare. Sul fondo rimane una morbidezza calda e legnosa che ricorda il profumo dell’impasto, della paglia asciutta, della farina rimasta sul tavolo.
È un gourmand, sì, ma raccontato da qualcuno che non vuole trasformarti in una brioche glassata.
Più colazione lenta della domenica, tovaglia stropicciata, forno ancora caldo e mani che spezzano il pane. Meno zucchero, più comfort.
Anatole lo definisce cosy e regressivo, ed è probabilmente la definizione più precisa: ti riporta a qualcosa di familiare, semplice, quasi infantile, ma senza diventare banale.